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PROCESSO PER L’OMICIDIO DI SERENA MOLLICONE

Ancora inquinamento delle coste laziali, ancora una volta dovuto a plastiche e microplastiche. Negli ultimi giorni sul litorale formiano sono apparsi numerosi oggetti in plastica. Fatti che si ripetono anche con una certa e sconfortante sequenza. L’ultima volta nel dicembre dello scorso anno quando Legambiente documentò il rinvenimento di oggetti in plastica sulle spiagge. Tra Formia e Gaeta sono state rinvenute un gran quantitativo di rotelline nere, un episodio di inquinamento che ha spinto l’associazione Un’altra città a presentare nei giorni scorsi un esposto/denuncia alla Procura della Repubblica di Cassino e di Latina “affinché vengano accertate eventuali responsabilità”. Si tratta di cilindri in plastica dispersi sulla costa del sud pontino. Questi cilindri proverrebbero da uno o più depuratori presenti in prossimità di corsi d’acqua. Nel 2010 il golfo di Gaeta è stato identificato come Area Sensibile, con vincoli e limiti a tutela delle acque e l’inquinamento da rifiuti che provoca danni agli organismi marini a causa dell’ingestione o intrappolamento, come il ritrovamento di tartarughe morte marine sia a Formia sia a Gaeta. 

Si tratta di “Flotting bools”, quasi certamente del tipo T3, una variante dei dischetti che provocarono il disastro del depuratore di Capaccio. Come si ricorderà in quelle circostanze Legambiente Sud Pontino fu il Circolo che per primo segnalò e denunciò l’episodio, portando alla individuazione e al rinvio a giudizio presso il tribunale di Salerno, con l’accusa di inquinamento e disastro ambientale, dei probabili responsabili .

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