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ECONOMIA: SOS ALLEVAMENTI

-4,8% dei campi coltivati a mais nel 2022. A lanciare l’allarme per le forniture di latte e carne alle famiglie a causa delle ripercussioni del conflitto in Ucraina  è Coldiretti Lazio. La federazione regionale lo fa alla luce dell’analisi sull’ultimo report Istat con le previsioni di semina per le coltivazioni cerealicole nel 2022, che indicano una crescita dei terreni a orzo (+8,6%), una sostanziale stabilità per il frumento tenero per pane e biscotti (+0,5%) e un calo del frumento duro per la pasta (-1,4%). La situazione preoccupa e solo nel Lazio mette a rischio un allevamento su quattro e negli ultimi cinque anni sono stati già 200 quelli costretti a chiudere. Le ripercussioni del conflitto sulla zootecnia sono devastanti, ma sono anche altri i settori colpiti, che a fatica stavano tentando di risollevarsi dopo la crisi determinata dalla pandemia e dall’aumento dei costi delle materie prime.  Ad essere penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti sono soprattutto le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato.  

E’ necessario contenere il caro energia ed i costi di produzione invertendo la tendenza e contenendo gli aumenti con interventi sia immediati per salvare le aziende ,che strutturali per programmare il futuro del sistema agricolo nazionale. Servono investimenti per aumentare la produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, ma bisogna anche sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della biodiversità e come strumento di risposta ai cambiamenti climatici.

E’ quindi strategico ridurre la dipendenza dall’estero in una situazione in cui l’Italia è deficitaria in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.

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