In Italia le foreste crescono e avanzano, per effetto dell’abbandono delle aree rurali e montane, ma aumentano anche le pressioni che le minacciano e i ritardi che le indeboliscono. A mettere in fila dati e numeri è il nuovo report di Legambiente “La Bieconomia delle foreste 2026”. Quattro gli alert rossi che nel 2026 impattano sul patrimonio boschivo: l’impennata degli incendi, l’accelerata della crisi climatica e delle specie aliene, i ritardi nella prevenzione e la crescita a rilento di pianificazione, certificazione e gestione forestale sostenibile, la dipendenza da legname estero. La minaccia più importante sono i roghi.
Intanto la crisi climatica avanza con siccità, ondate di calore, ed eventi meteo estremi; mentre tra le specie aliene invasive la cocciniglia tartaruga del pino, un parassita di origine asiatica, sta lasciando il segno uccidendo intere pinete della macchia mediterranea.
Una fotografia, in sintesi, che non rende giustizia ad un Paese come l’Italia che custodisce un patrimonio forestale, che copre ormai circa 11 milioni di ettari, pari oggi a quasi il 37% della superficie nazionale, e la cui filiera, quella del bosco- legno-energia, nel 2025 ha fatturato, stando agli ultimi dati disponibili, complessivamente 52,2 miliardi di euro, pari al 4,3% del fatturato manifatturiero nazionale, contando nel suo complesso 62.100 imprese e 292.000 addetti. Eppure, ad oggi, denuncia Legambiente, in Italia la gestione degli ecosistemi forestali passa soprattutto dal fuoco e la loro conservazione è affidata all’abbandono, quest’ultimo rischia di diventare l’unica azione di conservazione. Serve un urgente cambio di paradigma lavorando su una prevenzione attiva e strutturale – basata su una gestione forestale sostenibile, sulla manutenzione del territorio, la pianificazione urbanistica nelle zone di interfaccia urbano-rurale, l’applicazione del fuoco prescritto, l’aggiornamento capillare dei Catasti incendi dei comuni e sistemi avanzati di monitoraggio satellitare.

