Una stagione quella del 2026 segnata da caldo record ma la qualità ha retto. La vendemmia si è appena conclusa e si tira un primo bilancio.
Le vigne italiane hanno dovuto fare i conti con un numero record di giorni sopra i 35 gradi, costringendo i viticoltori ad anticipare la raccolta da un minimo di 10 giorni fino a tre settimane a seconda delle zone.
I primi bilanci sul territorio nazionale parlano chiaro: la produzione complessiva è in calo, ma la qualità resta straordinariamente alta. La vite ha dimostrato una straordinaria resilienza biologica, regalando grappoli sani che promettono vini di grande spessore, seppur con volumi ridotti e sfide complesse sul fronte analitico.
La vendemmia del 2026 apre riflessioni profonde tra i produttori e le associazioni come Confagricoltura. Decidere il momento esatto della raccolta è diventato un esercizio di massima complessità. Il cambiamento climatico non è più un’ipotesi futura, ma una realtà con cui convivere. Per questo motivo, il comparto chiede a gran voce investimenti strutturali e interventi urgenti sui bacini idrici e sulla gestione dell’acqua in collina, l’unico vero scudo per proteggere la viticoltura d’eccellenza italiana nei prossimi anni. Ma le richieste del comparto alle istituzioni sono anche altre.
