SARAH E ALISYA, LA RICOSTRUZIONE

Dieci schede telefoniche acquistate lo stesso giorno e attivate a ridosso del momento in cui hanno deciso di andare a prendere le bambine e fuggire lontano. Un piano orchestrato nei minimi particolari, dalla fuga di notte fino alla spesa fatta per venire incontro ai bisogni delle bambine, una delle quali intollerante al glutine. Il ‘piano criminoso’ messo in atto da Valentina D’Acunto, la mamma delle due sorelline ritrovate domenica sera a quindici giorni dalla loro scomparsa dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, è messo nero su bianco nel decreto di fermo firmato dal procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo. Fondamentali, per arrivare alla soluzione del caso, sono state le numerose intercettazioni disposte dai magistrati, dalle quali emergerebbe il coinvolgimento di altre persone. Ed è proprio per questo che l’inchiesta sulla scomparsa delle due sorelline di 12 e 16 anni è tutt’altro che chiusa. Gli inquirenti vogliono vederci chiaro e capire se, oltre al compagno di Valentina D’Acunto, Vincenzo Esposito, e al papà Marco, ci siano altre persone che hanno in qualche modo aiutato i tre a portare a compimento il sequestro di persona contestato dalla procura.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le sim vengono acquistate il 29 maggio, esattamente il giorno seguente la sentenza che ha restituito la potestà genitoriale al papà, Stefano Di Giacinto, revocandola invece alla mamma. Le schede, ottenute illegalmente a Napoli con falsi documenti di due pachistani, vengono poi attivate tra l’1 e il 6 giugno, il giorno in cui le sorelle spariscono nel nulla dalla casa famiglia.

Gli investigatori stanno ora mettendo insieme tutti i pezzi del puzzle, ricostruendo passo passo ogni momento della vicenda. Le sorelle lasciano la struttura a notte fonda, tra sabato 6 e domenica 7 giugno. Dalla casa famiglia si spostano verso la piazza principale di Civitella Alfedena, secondo il percorso tracciato dai cani molecolari. Ad attenderle ci sarebbero stati il nonno Marco e il compagno della mamma Vincenzo. Da lì la corsa fino a Formia, a casa di zia Sofia, la lontana parente di Valentina D’Acunto. I due arrivano alle 4 del mattino e consegnano Sarah e Alisya nelle mani dell’anziana, già allertata del loro arrivo il giorno prima dalla stessa mamma Valentina.

Ignaro di quanto accaduto sarebbe il legale della D’Acunto Enrico Mastantuono che si dice pronto a difendere i tre indagati. I due uomini si dicono increduli, come a non comprendere la gravità del loro operato. Chiusa nel silenzio nel carcere di Teramo mamma Valentina. L’altro legale della D’Acunto, Giuseppe D’Amici invece, ha rinunciato all’incarico.

Ora è necessario pensare alle ragazze, sarebbero stati attivati percorsi di sostegno al fine di far recuperare alle ragazze il rapporto con il padre. L’impegno è del sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, tutore legale di Sarah e Alisya, trasferite in una nuova struttura protetta. “Stiamo valutando le azioni da mettere in campo per tutelare i loro interessi, dice Stefanelli, ovviamente in attesa di capire l’evoluzione del tema giudiziario.

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