Il giudice ha disposto la restituzione degli atti alla Procura affinché svolga ulteriori accertamenti entro novanta giorni. Al centro della vicenda vi è l’operato del consulente tecnico nominato dal pubblico ministero per effettuare la copia forense del cellulare in uso a Gianmarco Pozzi. Secondo l’esposto presentato dal padre della vittima, Paolo Pozzi, assistito dall’avvocato Fabrizio Gallo, il dispositivo sarebbe stato reso inutilizzabile durante le operazioni tecniche e nella relazione depositata alla Procura sarebbero state riportate circostanze non corrispondenti alla reale condizione del telefono. In particolare, il consulente aveva riferito che il cellulare gli era stato consegnato con il display danneggiato e che si era reso necessario sostituirlo prima di procedere agli accertamenti.
Nel corso delle indagini era stato inoltre nominato un ulteriore consulente tecnico, che aveva definito quanto accaduto durante le operazioni di acquisizione dei dati dal telefono come “un’anomalia che, in condizioni di normalità, non sarebbe dovuta accadere”, pur ipotizzando che il tecnico incaricato potesse non sapere dell’esistenza di precedenti tentativi di accesso al dispositivo effettuati prima della consegna.



