Una ipotesi che potrebbe cambiare le carte in tavola nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone avanzata dal perito balistico Dario Sangermano, incaricato dalla famiglia Tuzi di svolgere accertamenti sulla foto e su un video della pistola trovata in auto accanto al corpo dell’uomo l’11 aprile del 2008. La domanda è, “Se quello del vicebrigadiere Santino Tuzi, che disse di aver visto Serena Mollicone, la 18enne di Arce uccisa nel 2001, entrare in caserma la mattina della sua scomparsa, non fosse un suicidio?
Il perito ha illustrato in modo dettagliato le incongruenze nella ricostruzione del suicidio mettendole a confronto con la ricostruzione di una ”plausibile dinamica omicidiaria”. ”Ho deciso di dare mandato a un perito balistico per analizzare la pistola tramite le foto e tramite un video che è agli atti in procura, dice Maria Tuzi, figlia del brigadiere. Questo tecnico ha scoperto diversi elementi. In realtà a lui non ho dato mandato per scoprire se si tratta di omicidio ma ho chiesto se tutti gli elementi sono compatibili più con un omicidio o più con un suicidio. Quindi lui ha paragonato entrambe le situazioni con gli elementi che aveva e ha dedotto, in base anche alla traiettoria del proiettile, che la dinamica è più compatibile con l’omicidio”, ha spiegato ancora Maria Tuzi.
”Mio padre non può essersi suicidato” una tesi da sempre sostenuta da Maria Tuzi “o se lo ha fatto non è stato per motivi passionali”. Per i familiari il vicebrigadiere non aveva motivo di togliersi la vita, era diventato nonno da pochissimo tempo, il nipotino aveva solo 10 mesi.