OMICIDIO MOLLICONE, PARLA MARCO MOTTOLA

Proseguono i lavori dinanzi ai giudici della corte d’Assise d’Appello di Roma per l’omicidio di Serena Mollicone. Marco Mottola, l’uomo accusato dell’omicidio, in concorso con il padre e la madre, della ragazza allora 18enne di Arce.

Sono innocente, non so chi abbia ucciso Serena Mollicone’
cos’ ha parlato in aula l’uomo. L’ipotesi di una aggressione mortale avvenuta nella caserma di Arce nel 2001 “è una ipotesi falsa” che gli “sta rovinando la vita”, ha proseguito. Marco Mottola ha preso la parola all’inizio dell’udienza. A Mollicone “non abbiamo fatto nulla né io né i miei familiari”, ha esordito. “Non so chi le abbia fatto del male – ha aggiunto -. Lei quel giorno non è mai venuta da me e tra l’altro non vedo perché dovesse venire, io ero fidanzato e anche lei lo era. Con lei non ho mai avuto alcun tipo di relazione sentimentale”.
L’imputato ha poi ricordato l’ultima volta che ha parlato con Serena. “E’ stato verso la fine di maggio del 2001, eravamo in paese e con noi c’erano altri ragazzi, tutti del nostro gruppo di amici”. In merito all’ipotesi accusatoria, alla lite scoppiata all’interno della caserma dei carabinieri, Mottola taglia corto. “L’ipotesi che io abbia spinto Serena contro la porta è falsa e ci sta rovinando la vita – ha detto -. Di quella porta rotta all’interno della caserma ho saputo solo nel marzo del 2008 e mio padre mi raccontò di averla danneggiata nel corso di una lite con mia madre”.
In merito a quanto dichiarato da Santino Tuzi, il brigadiere dei carabinieri morto suicida nel 2008, che aveva sostenuto di avere visto Serena entrare in caserma il primo giugno, l’imputato ha detto che si tratta di una “menzogna”. “Tuzi – ha aggiunto – aveva sicuramente qualcosa da nascondere. Poi si è pentito e ha ritrattato, poi ha ritrattato ancora”.

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