Al processo d’appello per l’omicidio di Serena Mollicone torna al centro della cronaca la porta della caserma dei Carabinieri di Arce. In aula la perizia dell’ingegner Remo Sala secondo cui il pugno di piatto non produrrebbe quel tipo di sfondamento, la testa sarebbe invece compatibile.
Il consulente ha illustrato i risultati dei test sperimentali e dei modelli tridimensionali condotti sulla porta dell’alloggio della caserma di Arce.
Sotto la lente degli esperti, l’impatto generato da due diverse ipotesi d’urto: il pugno sferrato da un adulto e il modello di un cranio. Le simulazioni hanno portato il perito a escludere categoricamente che la frattura sulla porta possa essere stata provocata da un pugno di piatto, smentendo la ricostruzione fornita nelle dichiarazioni spontanee da Franco Mottola. La conformazione della lesione riscontrata sul pannello mostra invece una maggiore compatibilità con il cranio.
Una corrispondenza di tipo geometrico che, ha precisato con cautela il consulente di fronte alle contestazioni della difesa, non costituisce prova matematica che ad impattare sia stata la testa di Serena, ma conferma che tra le due opzioni analizzate l’ipotesi del cranio è l’unica coerente con il danno reale.






