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MONTECASSINO: RICORDATA LA DISTRUZIONE DELL’ABBAZIA

Qualsiasi guerra, anche quando uno dei due contendenti si aggiudica la vittoria, è sempre una sconfitta per tutti, innanzitutto per la perdita di vite umane causata, e poi perché genera sfiducia nella reale capacità dell’essere umano di trasformare questa «aiuola che ci fa tanto feroci» in un luogo di convivenza pacifica e di fratellanza universale. Queste le parole in apertura dell’omelia dell’abbate di Montecassino Don Donato Ogliari, tenuta nel corso della santa Messa in occasione del 78° anniversario della distruzione di Montecassino. Era il 15 febbraio del 1944, un giorno tragico nel corso del quale la gloriosa abbazia venne rasa al suolo. Erano le 9,45 quando fu sganciata la prima bomba dagli alleati, convinti che il luogo sacro fosse un caposaldo delle linea difensiva dei tedeschi. Molti cassinati si erano rifugiati nel monastero convinti di trovarvi riparo, nonostante il giorno prima volantini lanciati dalla Quinta Armata avessero messo la popolazione sull’avviso preannunciando il bombardamento del monastero. Tante le vittime sotto le macerie. E’ stata una pagina dolorosa, sempre viva nel ricordo dei cassinati e del mondo intero – ha detto il sindaco Enzo Salera. Tanti i civili che tra quelle macerie trovarono la morte. Ricordare è fondamentale per non ripetere gli orrori della guerra che sempre è distruzione e morte. La “memoria” assume un valore fondamentale, in particolare per i giovani e per quelli che non hanno vissuto direttamente la tragedia. E’ infatti attraverso il ricordo e la memoria che si aiuta la formazione e la crescita della coscienza dei giovani che potranno essere a loro volta portatori di conoscenza e di valori di tolleranza verso le generazioni future. Impegnamoci, nel nostro piccolo, ad essere artigiani di pace, ossia a cercare instancabilmente ciò che porta alla pace e a edificare quest’ultima nei solchi della nostra quotidianità attraverso la concreta testimonianza dell’amore che Gesù ci ha insegnato, così ha concluso la sua omelia il padre abate.

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