Oltre 100 le perquisizioni e i sequestri su tutto il territorio nazionale delegati dalla Procura di Bologna a seguito di una indagine volta a contrastare l’illecita diffusione di abbonamenti “pirata” acquistati da numerosissimi clienti per accedere alla fruizione di contenuti audiovisivi a pagamento offerti dalle diverse piattaforme.
L’operazione, che nasce da un’attività di monitoraggio effettuata sui social media, ha consentito di portare alla luce, per la prima volta, l’esistenza di un’innovativa tecnologia, che consiste nell’installazione, sui device dei clienti, di un’applicazione avente la funzione di connettere i medesimi device ad un server estero per decriptare i contenuti audiovisivi scelti. A tal fine, sul territorio nazionale sono state allocate delle macchine virtuali che lavoravano 24 ore su 24 con la funzione di captare (ogni 3 minuti) e ritrasmettere istantaneamente i codici “originali” di abbonamenti leciti, ma intestati a soggetti fittizi (parte dei quali ora identificati), così da inviare un segnale “in chiaro” agli “abbonati”.
Un sistema altamente avanzato e fino ad ora mai riscontrato che aveva il pregio non solo di dribblare i blocchi di sicurezza apprestati dalle piattaforme, ma anche di incrementare la qualità della visione, riducendo la possibilità che gli utenti finali potessero essere “intercettati” dal sistema dei controlli.
Cospicuo il materiale sequestrato dai 200 finanzieri impiegati, dal cui successivo esame potranno essere tratti ulteriori elementi utili a identificare tutti i soggetti coinvolti, ivi compresi gli acquirenti finali, nonché determinare i profitti illeciti milionari complessivamente conseguiti in relazione alle ipotesi di reato di “pirateria audiovisiva”, “accesso abusivo a sistemi informatici” e “frode informatica”.







