Nove famiglie su dieci non parlano più il dialetto. Stanno scomparendo, è necessario invertire questa tendenza al fine di salvaguardare la storia dei nostri territori. Un processo iniziato quarant’anni fa, dal 32% del 1988 al 9,6% del 2024, questi sono i dati. Fortunatamente c’è chi ancora oggi, del dialetto, ne fa la lingua principale.
Il report dell’Istat “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere “ parla chiaro, il dialetto da decenni è patrimonio per lo più esclusivo dei contesti familiari e delle generazioni più anziane.
Il termometro di questo cambiamento sono le nuove generazioni che parlano quasi solo l’italiano, ma non è sempre così.
Diverse sono le iniziative messe in campo per tutelare queste risorse linguistiche che sono tipiche di ogni paese, dagli incontri di sensibilizzazione a non perdere l’uso del dialetto a vere e proprie iniziative come quella che vede tre comuni molisani, Casacalenda, Larino e Civitacampomarano che stanno per iniziare a registrare le parlate della popolazione anziana per custodirle in un museo del suono digitale, in modo da lasciare una traccia indelebile del dialetto locale una volta che nessuno più lo parlerà.







