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CASSINO PLANT, CRESCE LA PREOCCUPAZIONE

Produzioni in calo, incertezza sui nuovi modelli e un indotto sempre più in sofferenza alimentano la preoccupazione delle sigle sindacali, che chiedono interventi immediati e il rispetto degli impegni assunti dall’azienda in sede ministeriale.

La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino continua ad aggravarsi e, secondo i sindacati ma anche la politica e il ministro Urso, il sito laziale rappresenta oggi «la situazione più drammatica» tra tutti gli impianti del gruppo Stellantis.

I sindacati restano sul piede di guerra e chiedono di intervenire urgentemente anche perchè le strategie produttive future sembrerebbero non poter far fronte all’emergenza. Intanto resta senza conferme ufficiali anche l’ipotesi di un investitore cinese, mentre cresce l’allarme per le ricadute occupazionali sull’intero territorio del cassinate e non solo. «Lo abbiamo evidenziato più volte: la situazione più drammatica tra gli stabilimenti è proprio quella di Cassino, dice il segretario generale Fim Cisl Ferdinando Iuliano. Bisogna agire in tempi rapidi tuonano dal sindacato. Non basta la necessità di avere una risposta sui nuovi modelli, perchè, se tutta va bene, arriveranno tra almeno 12-18 mesi. Qualsiasi operazione che sarà portata a termine in futuro dovrà presentare la priorità della salvaguardia di Cassino Plant. Anche tra i lavoratori dell’indotto cresce a dismisura la preoccupazione insieme al ricorso agli ammortizzatori sociali. Il calo della produzione continua ad avere conseguenze inimmaginabili su tutto il comparto dell’automotive.

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