Il sindacato di Latina Gilda interviene dopo le sospensioni decise dal Ministero in merito alla vicenda di Paolo Mendico
di Santi Cosma e Damiano. «No alla caccia al colpevole»: la Gilda difende docenti e dirigente del Pacinotti, «Grave colpire gli insegnanti senza attendere la verità dei fatti.
La scuola non può diventare il capro espiatorio di una tragedia che interpella l’intera società». Queste le parole che si leggono in un comunicato stampa del sindacato. Ancora, «Siamo di fronte a una tragedia immane, che merita rispetto, silenzio e senso di responsabilità. Ma proprio per questo riteniamo profondamente sbagliata e pericolosa la scelta di avviare una vera e propria caccia al colpevole, conclusa in tempi rapidissimi con l’irrogazione di sanzioni disciplinari, mentre le indagini penali sono ancora in corso». Così la coordinatrice provinciale della Gilda Insegnanti di Latina, Patrizia Giovannini, interviene sulla vicenda del suicidio del giovane Paolo Mendico, avvenuto l’11 settembre scorso, prima dell’inizio dell’anno scolastico, a seguito dei provvedimenti disciplinari disposti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nei confronti della dirigente scolastica e di due docenti dell’istituto “Pacinotti” di Fondi.
Nel dettaglio alle due docenti, referenti di plesso dell’istituto presso la succursale di Santi Cosma e Damiano, sono state inflitte sospensioni dal servizio rispettivamente di 10 e 20 giorni. Provvedimenti che, secondo la Gilda, sollevano forti perplessità anche sotto il profilo delle garanzie procedurali.
«Ciò che desta profonda inquietudine – afferma Giovannini – è che alle docenti sia stato di fatto negato il pieno diritto di difesa: le sanzioni risultano basate su una relazione ispettiva che le interessate non hanno ancora potuto visionare, ma che, paradossalmente, è stata resa disponibile ad alcuni organi di stampa, i quali ne hanno riportato ampi stralci, spesso decontestualizzati».
Dalla stessa relazione, peraltro, emergerebbe un elemento centrale: l’assenza di atti di bullismo, mancando la reiterazione degli episodi nel tempo. Un dato che contrasta con una narrazione mediatica che ha finito per attribuire alla scuola e ai docenti l’intera responsabilità del gesto estremo.
«È bene chiarirlo con forza: le criticità richiamate nella relazione – sottolinea la coordinatrice provinciale – non riguardano Paolo, ma il contesto generale della classe, contesto sul quale la scuola è intervenuta più volte e in maniera documentata. L’istituto, infatti, ha attivato nel tempo numerose iniziative di prevenzione e contrasto al disagio: dal coinvolgimento della psicologa scolastica agli incontri con la Polizia di Stato, fino a momenti di riflessione con figure esterne, come un giornalista inviato di guerra che ha lavorato sul tema del rispetto reciproco tra studenti e nei confronti degli insegnanti».
«L’insegnamento è ormai diventato un vero e proprio lavoro di trincea» denuncia Giovannini. «Ai docenti si chiede di essere formatori, educatori, psicologi, talvolta persino medici; di supplire alle fragilità familiari e sociali; di intercettare il disagio profondo e perfino il rischio suicidario, spesso in totale assenza di risorse adeguate e di un reale sostegno da parte del Ministero».




