Minturno – Appello all’Unione per un nuovo porto

La mancanza di un porticciolo a Minturno continua a creare innumerevoli disagi socioeconomici. Primo tra tutti lo spostamento verso Formia e Gaeta delle imbarcazioni che potrebbero invece essere ormeggiate lungo le sponde del fiume garigliano oppure anche attraverso la creazione di un porto fluviale e il posizionamento di una draga alla foce così come avviene in altre parti d’Italia. La perdita economica è notevole e i vincoli eccessivi se proporzionati a quanto le Giunte Regionali precedenti hanno investito sul litorale laziale lasciando pressoché disattese le promesse per il sud della Provincia pontina.
Il ripascimento così come è stato fatto, rappresenta una goccia nell’oceano. Minturno, Santi Cosma e Damiano e Castelforte potrebbero unire le loro forze a sostegno di una politica portuale fluviale di integrazione al turismo, anche e soprattutto in considerazione della navigabilità del fiume, delle aree termali, dei centri storici confinanti, delle bellezze artistiche, dei prodotti tipici. Si parla tanto di disoccupazione ma a Minturno sette pescatori professionali  sono ancora in attesa di un’autorizzazione regionale che gli permetta di ormeggiare le loro piccole imbarcazioni da pesca sul lungofiume in quanto le banchine  esistenti non hanno posti disponibili per ospitarli e ogni volta rischiano che l’ondata di piena le trascini via insieme alle reti.
L’economia del mare parte dalla lotta all’inquinamento e finisce con una programmazione portuale e turistica ecosostenibile.
Il responsabile della fondazione Vassallo Erminio Di Nora sostiene che solo l’unione tra Enti e Amministrazioni Pubbliche permetterebbe il raggiungimento di questo risultato.

 

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