Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.

Non una giornata qualunque, ma un momento che dovrebbe indurre ad una seria riflessione su tutto ciò che ci accade intorno. I numeri sono impressionanti e vanno snocciolati perché, nella loro crudezza, esprimono in maniera purtroppo agghiacciante la realtà e la dimensione del fenomeno. In Italia circa 7 milioni di donne hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita, praticamente una su tre; per quasi 3 milioni l’abuso è perpetrato dal partner o dall’ex.

Secondo fonti ISTAT, nel 2018 le vittime di femminicidio sono state 142, un numero in crescita rispetto all’anno precedente, mentre sono 94 quelle registrate nei primi dieci mesi del 2019. In buona sostanza, ogni 72 ore, nel nostro Paese, una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza e tre femminicidi su quattro avvengono in casa.

Questi numeri non possono lasciare indifferenti ed anzi debbono generare un moto di reazione contro ogni tipo di violenza, di genere, fisica, psicologica o discriminatoria, in qualsiasi ambito della vita quotidiana in cui si registrino.
Insieme alla condanna della violenza contro le donne, esprimiamo l’auspicio che, con un’operazione fortemente culturale, si possano creare le condizioni perché certi fenomeni possano in futuro cessare. E perché ciò accada, occorre che siano create ulteriori strutture in cui il fenomeno della violenza possa essere affrontato con competenza ed in ottica di superamento.

Presso il Comune di Itri è attivo da qualche anno uno sportello di ascolto “Da donna a donna”, fortemente voluto dall’Amministrazione Fargiorgio. In questo periodo sono state attivate diverse consulenze e, per il tramite degli uffici dei Servizi sociali, è possibile, in regime di assoluta riservatezza, contattare una psicologa ed un’operatrice legale per affrontare le diverse problematiche che il fenomeno della violenza contro le donne genera”.

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