Minturno . Omicidio Campanale, Di Caprio: non volevo ucciderlo

Eduardo Di Caprio è stato interrogato dal Gip del tribunale di Cassino Gabriele Montefusco. Nella mattinata di lunedì ha reso nota la sua versione dei fatti. Accusato di omicidio volontario per la morte di Cristiano Campanale ha sostenuto che è stato soltanto un terribile incidente. Al Gip ha detto “Non volevo ucciderlo” rispondendo a tutte le domande  che gli venivano poste dal magistrato titolare Maria Beatrice Siravo del tribunale di Cassino. Avrebbe perso in quei momenti il controllo della sua auto, il fatto quindi non sarebbe stato premeditato, quindi nessuna volontà di uccidere Cristiano Campanale morto a causa delle ferite riportate alla testa a seguito dell’impatto contro il palo della luce. Per questo l’avvocato del Di Caprio punta ora a far mutare l’accusa da omicidio volontario a preterintenzionale. Intanto dopo l’interrogatorio risulta essere più chiario il movente della tragedia, il Di Caprio non avrebbe gradito il ritardo ulteriore nel saldare un debito contratto dal Campanale per l’acquisto di prodotti impiegati nelle sue attività a Minturno e Formia. Sempre nella giornata di lunedì la salma del ragazzo è stata restituita alla famiglia per la celebrazione del rito funebre alle 15,00 di oggi, presso la chiesa di San Pietro Apostolo dove è stata allestita la camera ardente, dopo una lunga veglia di preghiera. Saracinesche abbassate in tutta la città di Minturno in segno di lutto.

 

 

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