Minturno – La fondazione Vassallo interviene sulla salute del mare

La Fondazione Angelo Vassallo ed il suo responsabile nel Lazio Erminio Di Nora, si sono resi protagonisti di una iniziativa finalizzata a studiare lo stato di salute del mare antistante Scauri. Da un mare ricco di flora e fauna si sta pian piano arrivando alla desertificazione totale. I giovani simpatizzanti della fondazione hanno potuto notare che, in alcune zone, ricci di mare ed oloturie sono quasi completamente scomparse. In questo caso si punta il dito sull’aumento della commercializzazione di oloturie che può rappresentare un serio danno per gli ecosistemi marini e un rischio per la sopravvivenza delle popolazioni di cetrioli di mare presenti nel Mediterraneo.

Le oloturie assolvono importanti funzioni ecosistemiche, hanno un ruolo fondamentale nel riciclo di sostanze nutritive che possono, a loro volta, alimentare alghe e coralli e possono avere un ruolo attivo nel difendere le barriere coralline dall’acidificazione degli oceani. Questi strani animali sono veri e propri spazzini del mare che contribuiscono a preservare i delicati equilibri degli ecosistemi marini e la biodiversità marina.

In Cina hanno un prezzo che oscilla tra i 10 e i 600 dollari al chilo, mentre alcune specie particolarmente pregiate possono costare fino a tremila dollari al chilo.

Per quanto riguarda i ricci di mare qualcuno ha scritto che manca una normativa adeguata, ma non la pensano così alla fondazione Vassallo. In effetti c’è un decreto del 12 gennaio 1995 che regola la pesca dei ricci di mare sia per i pescatori professionisti (subacquei e non) che per i pescasportivi. La taglia minima deve essere superiore a 7 centimetri aculei inclusi e la pesca è vietata tra maggio e giugno.

Su questo evidentemente il legislatore è stato fin troppo generoso e probabilmente la pesca commerciale è la causa principale della rarefazione dei ricci. In questi giorni infatti i controlli delle forze dell’ordine si sono intensificati e sono molti i casi di sequestri di grandi quantitativi dell’echinoderma strappati illegalmente al mare.

Ma non è da escludere che anche l’aumento della temperatura delle acque registrato negli ultimi anni abbia influito negativamente sulle popolazioni di questi animali, soprattutto interferendo con i loro cicli e meccanismi riproduttivi. Bisogna quindi intervenire su due fronti, sulla riduzione dell’inquinamento delle acque da un lato e dall’altro sulla pesca indiscriminata di coloro che possono essere definiti soltanto come pirati del mare.

 

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