‘Furbetti del cartellino’, il Governo deciso ad eliminare la categoria

 

Roma – Per tutti quegli utenti che da sempre lamentano scarso impegno dei dipendenti pubblici, ma soprattutto l’assenza sul posto di lavoro quello di ieri notte è stato un Consiglio dei Ministri molto interessante, perché sono state approvate nuove norme contro i c.d. furbetti del cartellino, lavoratori della Pubblica Amministrazione, cioè, che arrivano, timbrano e poi se ne vanno… non dietro la propria scrivania. Vediamo insieme in cosa consistono questi provvedimenti. Cartellino-Badge-Dipendenti-Pubblici-AssenteistiInnanzitutto sono stati confermati la sospensione, entro 48 ore, dal servizio e dallo stipendio del dipendente pubblico che viene colto in flagrante ed il conseguente procedimento disciplinare abbreviato, con una durata massima 30 giorni contro i 100 di adesso. A rischiare parimenti, però, sarà anche chi abbia timbrato il cartellino al posto di un assenteista (che, quindi, risulta presente in ufficio pur non essendoci). La pena per il lavoratore licenziato consisterà anche in un’ammenda in favore dello Stato per il danno d’immagine procuratogli e sarà pari ad almeno sei mesi di stipendio, per quanto, però, toccherà al giudice stabilirla “anche in relazione alla rilevanza del fatto per i mezzi di informazione” ovvero in base a quanto se ne sarà parlato sulla stampa in genere.

I dirigenti, poi, non saranno esenti da alcun tipo di giudizio, nel senso che, se fino a ieri era certa la previsione di un procedimento disciplinare a loro carico fino al licenziamento, si è aggiunta, in caso di omessa applicazione delle nuove regole, “l’estensione della fattispecie di reato ‘omissione d’atti d’ufficio’”, che comporta la reclusione da sei mesi a due anni (salvo sospensione condizionale della pena). Cartellino-Badge-Dipendenti-Pubblici-ComunaliA tal proposito c’è da dire che la riforma della Pubblica Amministrazione approvata l’estate scorsa era frutto di una legge delega che fissava i principi da definire poi coi decreti successivi come quello di ieri notte.  Fra i criteri vi era quello di revisione del procedimento disciplinare e non di nuovi reati. Ciò ha ingenerato il sospetto che il carcere per i dirigenti possa superare i limiti della delega, rendendo illegittima la norma. Soluzione: si fa solo rientrare una nuova condotta in un reato già esistente senza crearne uno nuovo. I vantaggi per lo Stato, comunque, oltre ad una maggiore efficienza sarebbero anche “evidenti risparmi”, come si legge nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento; il che lascia ipotizzare una scia infinita di licenziamenti. Vedremo come finirà, ma delle domande è giusto porsele: sono provvedimenti equi o esagerati? Sono in grado realmente di risolvere realmente il problema?

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