Xylella prima, frode in commercio poi, i dolori dell’olio italiano (e dei consumatori)

Focus-On-Notizie-a-MargineAbbiamo speso il giusto per oli di prima scelta come il ‘Carapelli’, ‘Bertolli’, ‘Sasso’ ed altri perché di tipo ‘extravergine’. Ma siamo sicuri? Queste aziende, insieme a ‘Santa Sabina’, Coricelli’, ‘Primadonna’ e ‘Antica Badia’ sono finite in una inchiesta dei Nas di Torino perché da campionamenti effettuati dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è emerso che sette su venti bottiglie di olio delle marche più vendute avrebbero etichettato come il prodotto ‘cento per cento extravergine’, mentre invece era solo ‘olio vergine’. Svista? Non proprio, trattandosi di una categoria per qualità e parametri fisico-chimici inferiore, come più basso avrebbe dovuto essere conseguentemente il prezzo.

La vicenda è nata grazie ad un articolo del mensile ‘Test’ che aveva svolto una piccola inchiesta in seguito al caso ‘xylella’ che aveva messo in ginocchio la produzione e che avrebbe potuto costringere gli olivicoltori a rivolgersi all’estero per risparmiare o a vendere oli meno preziosi. Olivi-SecolariL’esito della ricerca del periodico è stato poi segnalato al procuratore Guariniello e così la macchina investigativa si è messa in moto. Attualmente risultano iscritti sul registro degli indagati i rappresentanti legali per frode in commercio (fino a due anni di reclusione). Per quanto, poi, si è sicuri scientificamente che i prodotti non contengono sostanze nocive per la salute, il forte dubbio di Guariniello riguarda la provenienza delle olive, perché è diversa la qualità di quelle non italiane, le quali contribuiscono a creare un olio non privo di difetti. I Nas proseguono le verifiche.
Intanto è forse il caso dare qualche informazione. Siamo di fronte ad un olio extravergine (massimo l’1% di acidità) quando è stato prodotto da una spremitura meccanica, senza uso di solventi chimici, di particolari passaggi intermedi o lunghi tempi di attese. E’ semplicemente ‘vergine’ (acidità al 2%) quando presenta proprietà organolettiche inferiori ed un certo deterioramento della vitamina E. Abbiamo, poi, per ultimo l’olio di sansa d’oliva, che deriva dal mistura di oli ottenuti -tramite elementi chimici ed ulteriori trattamenti purificanti- da quanto rimane delle olive già spremute più oli vergini. Olio-d-OlivaUn olio simile è più acido di quello extravergine e con un gusto peggiore, ma sono bassi i costi di produzione e quindi il prezzo. Quindi, se sull’etichetta c’è scritto “olio d’oliva”, sappiate che si tratta di quest’ultimo tipo. Ecco allora uno spunto per dei consigli. 1) se il prodotto è troppo economico, meglio diffidare; 2) la dicitura “spremitura a freddo” (ovvero quella meccanica, secondo standard europei, che non prevede l’innalzamento della temperatura delle olive durante la produzione, con conseguente calo della quantità della produzione ed aumento della qualità) non è assoluta, perché, se le olive non erano ottime, non lo sarà l’olio; 3) se il prezzo dell’olio ottenuto con spremitura a freddo è troppo basso, potrebbe voler significare che è di qualità inferiore. Infine un ultimo suggerimento: preferire sempre oli italiani, specie se ’DOP’ o ‘IGP’. Badare naturalmente al marchio che attesta il riconoscimento.

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