La carne che uccide, io ne mangio un po’

Focus-On-Notizie-a-Margine‘Focus On – Notizie a Margine’ è la nuova rubrica di Teleuropa.it nella quale tratteremo questioni che in qualche modo fanno arrabbiare, fanno sorridere o discutere; addirittura passate inosservate.

Non vi sarà alcuna restrizione: se una notizia è degna di rilevanza, qui la pubblicheremo. Naturalmente potrete suggerirci argomenti da trattare o scriverci ugualmente al nostro indirizzo mail (teleuropa@virgilio.it). Ciò detto, cominciamo!

 

 

Fumo, arsenico, alcol ed amianto per un po’ sono stati in buona compagnia nella lista di sostanze cancerogene targata OMS. La notizia ha fatto il giro del mondo suscitando non poco scalpore e spavento anche fra quelli che normalmente sì, ne mangiano, ma senza abusarne; come del resto sarà stato uno choc per le catene di fast food e per l’industriale che pensano (giustamente) al fatturato… Andiamo con ordine. Bacon-CarneL’International Agency for Research on Cancer, che ha curato il rapporto per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha inserito nella lista 1, la stessa del tabacco e fumi da diesel, gli hot dog, il prosciutto, i salami, bacon, hamburger e salsicce perché, come ha spiegato il quotidiano ‘Libero’, “la carne in generale contiene grandi quantità di grasso e c’è il dubbio che il composto che la rende rossa possa danneggiare lo strato interno dell’intestino. Non migliorano la situazione i trattamenti di preparazione e conservazione industriali, dalla salatura all’aggiunta di conservanti chimici, potenzialmente cancerogeni”. Detto in questo modo vien da sé che faccia effetto, ma la prima precisazione è rincuorante: non c’è alcun automatismo, fino a prova contraria, fra il mangiare carne lavorata e la malattia: tutto sta nella quantità consumata.

CarneEd eccoci, infine, alla retromarcia di qualche giorno fa: non si può dimostrare che la carne rossa o lavorata aumenti le probabilità di ammalarsi di tumore perché non lo consentono i dati fino ad ora posseduti dall’agenzia speciale dell’ONU: sono parziali e quindi insufficienti a stabilire scientificamente ed in maniera certa la cancerogenità del prodotto. Dichiara il responsabile dell’Agenzia, Kurt Straif: “i risultati finali dello studio, pubblicato sulla rivista ‘Lancet oncology’, saranno resi noti soltanto a metà del 2016″. Quindi non smentisce assolutamente l’esistenza di rischi, ma dice chiaro e tondo che è troppo presto per tirare le somme. A ciò si aggiunga che “lo studio dell’Oms ha preso come campione insaccati contenenti sostanze per la conservazione e il fissaggio di gusto e sapidità, non presenti nell’Ue e soprattutto in Italia –sottolinea in una nota l’Ordine dei medici veterinari di Milano-. L’analisi è stata svolta interamente su carni provenienti dall’America, dove gli standard di controllo sono minori. In Europa le verifiche effettuate sugli alimenti sono tra i più scrupolosi al mondo”.

Morale della favola: vale la regola de “il troppo storpia” ovvero “mangiane, ma non troppo”.

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