L’infertilità che si combatte con l’andrologia, perché la PMA non sempre è necessaria

All’indomani del convegno sull’infertilità maschile e la cura delle disfunzioni sessuali promosso dal professor Francesco Sasso dell’Università Cattolica presso Salvator Mundi International Hospital, il tema dell’infertilità è da definirsi più che attuale, ricordando la dibattuta sentenza della Consulta in materia di fecondazione eterologa. Le disfunzioni sessuali e l’infertilità vanno inquadrate ormai come vere e proprie malattie sociali su cui non si fa corretta informazione e prevenzione. Basti pensare che oggi nove coppie su dieci che non riescono ad avere figli si rivolgono alla ginecologia; quindi, in caso di infertilità o impotenza del maschio, vengono dirottate spesso senza appello alla fecondazione assistita, che dovrebbe invece essere l’ultima spiaggia a disposizione delle coppie infertili. Fertilità

Fabrizio Santori, consigliere regionale e membro della commissione Salute della Regione Lazio, trova fondamento di questa inadeguata informazione sulle alternative terapeutiche di tipo andrologico nel business della procreazione assistita: “un valore di 10 miliardi di dollari, secondo l’istituto Research and Markets, e che nel 2020 raggiungerà i 22 miliardi, di cui 8 solo in Europa. Oggi esistono cure integrate che coinvolgono andrologi, ginecologi, endocrinologi, psicologi, urologi e sessuologi che possono essere una valida alternativa alla PMA e soprattutto alla fecondazione eterologa, che la Regione Lazio ha autorizzato già in 21 centri senza che il Parlamento italiano –unico rappresentante della volontà legislativa del popolo– abbia mai messo mano ad una regolamentazione della materia. E’ bene far capire a chi non sa ancora di cosa si tratta (secondo il Censis addirittura 9 italiani su 10) che l’eterologa è quella pratica che nei casi peggiori consente di avere per ogni nascituro due genitori biologici ignoti, due genitori legali, e una madre surrogata che affitta l’utero per soldi” conclude Santori.

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