Retuvasa: “Di’ no al decreto sblocca-Italia: salva la tua terra!”

E’ un appello che coinvolge tutti i cittadini perché, con impegno e dedizione, facciano pressione sul Parlamento contro il Decreto c.d. Sblocca Italia, varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso e che appare come una “condanna del Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani”. Trivelle Retuvasa, nella sua chiamata-alle-armi, concentra l’attenzione sulle trivelle al mare (per rilanciare, nelle intenzioni di Renzi, le attività petrolifere per esempio –sic!- nel Golfo di Napoli e in quello di Salerno, tra Ischia, Capri, Sorrento, Amalfi e la costiera Cilentana, dell’omonimo Parco Nazionale); alle colline, dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo e addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio.
Una sporca politica in controtendenza rispetto a quella di gran parte del mondo che sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti come l’industria petrolifera, che non ha portato alcun vantaggio ai cittadini, ma ha costituito solo un aggravamento delle condizioni sociali ed ambientali in confronto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa e meno invasiva.
Matteo-Renzi
Retuvasa cita la gestione dei rifiuti, che col decreto viene “affidata alle ciminiere degli inceneritori, mentre l’Italia dovrebbe puntare sulla necessaria riduzione dei rifiuti e all’economia del riciclo. Tanti comuni italiani hanno raggiunto percentuali del 70-80% di raccolta differenziata. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti, ma trasforma in un grande affare, concentrato in poche mani, quello che potrebbe essere una risorsa economica per molti”. Acqua (è-di-tutti-non-si-vende) Tale decreto alimenta –secondo Retuvasa- tristi previsioni, come “il piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni (cui il Governo sembra voler arrivare con la legge di stabilità), giungendo al rischio di accentramento del potere in mano a pochi attraverso la modifica della Costituzione, con conseguente esclusione delle comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.
“Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro-ambientale con forme di economia diffusa, dal turismo consapevole all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo. Contrastare questo Decreto è un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori ed affaristi dei rifiuti e delle bonifiche”.
Dunque cosa possono fare i cittadini? Partecipare al presidio a Roma, a Piazza Montecitorio, mercoledì 15 ottobre, dalle 10 alle 14 e giovedì 16 dalle 10 alle 14. Da segnalare anche l’invito ad inviare una mail ai parlamentari con oggetto “Sblocca lo ‘sblocca-Italia”, cliccando sul sito www.acquabenecomune.org per testo ed indirizzi dei parlamentari.
Per adesioni di organizzazioni o per informazioni, basta una mail all’indirizzo nosbloccaitalia@gmail.com.

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