Retuvasa: ‘la discarica di Colle Fagiolara sta inquinando le falde’

Retuvasa, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco, torna con non poca preoccupazione ad occuparsi della discarica di Colle Fagiolara, della quale chiede la chiusura e la sua messa in sicurezza, perché sta evidentemente inquinando le falde acquifere coi suoi metalli e sostanze clorurate.
La denuncia dell’associazione si regge su fatti e documenti che la stessa riporta in ordine cronologico, a partire dalle Conferenze di Servizi del 2009 e del 2010, alle quali erano presenti Comune di Colleferro, Centro di Ricerca e Dipartimento Di Scienze di Sanità Pubblica dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, Arpa Lazio, Ufficio Commissariale per l’Emergenza nella Valle del Sacco e l’Agensel (allora gestore delle discarica di Colle Fagiolara) ovvero tutti enti già al corrente dell’inquinamento di cui sopra.

Retuvasa

Quella del 2009 si concluse con le prescrizioni ad Agensel di “comunicare immediatamente le misure adottate per la messa in sicurezza di emergenza; presentare entro 30 gg dalla data odierna il Piano di Caratterizzazione, con requisiti di cui all’Allegato 2 alla parte quarta del D.Lgs. n. 152/2006”, mentre quella del 2010 con la richiesta “di installare ulteriori piezometri per il prelievo delle acque di campionamento dalla falda superficiale, intermedia, profonda”, visto che il Centro di Ricerca dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma aveva attestato che la presenza di Ferro e Manganese, oltre i limiti consentiti (pur non determinata dal percolamento della discarica).
Si giunge così al 2011, quando l’Arpa Lazio certificò, tramite piezometri di ispezione, la presenza oltre i valori consentiti dalla Legge di Manganese, 1,2 Dicloropropano, 1,4 Diclorobenzene ed una concentrazione di Tetracloroetilene prossima al limite, così come dalla stessa ribadite nel 2013, nell’ambito dell’attività di verifica e di rispondenza alla Circolare del Ministro Orlando sul divieto di conferimento nelle discariche di rifiuti non trattati. Nel luglio 2104, l’Arpa Lazio, nel riesaminare la questione dei valori limite, rende noto che dall’indagine risultano utilizzabili solamente 6 piezometri su 20 e che le pompe per il prelievo non sono conformi ai manuali ISPRA ed EPA (praticamente l’Agensel disattese oltre la metà delle richieste della Conferenza di Servizi del 2010), evidenziando la presenza, oltre i limiti consentiti, di sostanze come il Ferro, il Nichel, il Dicloropropano e chiedendo “al Comune di Colleferro e agli altri enti competenti lo stato di avanzamento del procedimento di bonifica avviato con la citata comunicazione Agensel”.

Colle Fagiolara, Discarica, Colleferro 2

Cos’è cambiato ad oggi? Che l’Agensel, nel luglio 2013, è stata rilevata da Lazio Ambiente Spa, la quale “nelle relazioni di bilancio di fine anno si è preoccupata solo di mantenere gli equilibri economici, ribadendo la necessità di costruire l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB)” denuncia Retuvasa e che la Regione Lazio ha premiato il Comune di Colleferro “con un contributo di 1,5 milioni di euro a fronte del minore conferimento in discarica tra gli anni 2012 e 2013, a copertura del c.d. buco di bilancio derivante dal ristoro ambientale. Nella determina di contributo in effetti non si riscontra alcunché riguardo alla necessità di utilizzare tali fondi per la reale emergenza proveniente dalla discarica e cioè la contaminazione in essere” precisa Retuvasa.
Da qui delle conclusioni che chiaramente si pongono come richieste inderogabili per l’ambiente: “la chiusura del sito e la sua messa in sicurezza, il fermo del conferimento di rifiuti e il blocco autorizzativo del TMB, l’installazione dei piezometri mancanti e la verifica costante dello stato delle acque”, perché la contaminazione non aspetta nessuno: si estende, si propaga fino a dare il colpo finale all’ecosistema della Valle del Sacco già devastato da pratiche illegali molto simili alle attuali. Colle Fagiolara, Discarica, Colleferro

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